Operazione “Wan Chai”: 11 arresti per spaccio di stupefacenti e detenzione illegale di armi da fuoco

martedì 5 dicembre 2017
I carabinieri di Massafra hanno messo a segno un'operazione per sgominare un clan dedito allo spaccio di hashish, marijuana, cocaina ed eroina.
 
Alle prime ore del mattino di oggi, i carabinieri della Compagnia di Massafra, coadiuvati nella fase esecutiva dai militari del Reparto Operativo e delle Compagnie del Comando Provinciale di Taranto, con il supporto di un elicottero del 6° Elinucleo Carabinieri Bari Palese e di unità cinofile antidroga ed anti-esplosivo del Nucleo Carabinieri Cinofili di Modugno (Ba), hanno dato esecuzione a Palagiano, Massafra e Taranto, a 11 provvedimenti cautelari (9 in carcere e 2 agli arresti domiciliari) emessi dal GIP del Tribunale di Taranto, dottoressa Vilma Gilli, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica di Taranto, 
dottoressa Giovanna Cannarile, nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili, a vario titolo, di concorso in detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione e porto illegale di armi da fuoco.
L’attività trae origine da una serie di approfondimenti investigativi seguiti alla cosiddetta “Strage di Palagiano” del 17/3/2014, in cui perdevano la vita Cosimo Orlando, elemento di spicco della criminalità palagianese, dedito allo spaccio di stupefacenti sul territorio di Palagiano, la sua compagna Carla Fornari ed il figlioletto  Domenico Petruzzelli. 
La vittima, Orlando, dopo la sua scarcerazione in regime di semilibertà, aveva messo su un sodalizio criminale insieme ad alcuni soggetti locali, primo tra tutti il pregiudicato Roberto Petruzzelli. Le indagini, avviate nel mese di ottobre 2015 dai Carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Massafra, si sono focalizzate, quindi, sul riassetto dei ruoli degli indagati dopo la strage. La frenetica attività di spaccio al dettaglio era difatti continuata, e  Roberto Petruzzelli aveva preso in mano l'attività, riscuotendo i crediti del defunto capo del sodalizio, facendo anche ricorso a minacce con armi. Le investigazioni hanno accertato che lo stesso si avvaleva del contribuito del fratello, Agostino Petruzzelli (in quel frangente sottoposto ad una misura alternativa alla detenzione in carcere), nonché di alcuni giovani di Palagiano, gran parte dei quali già gravati da precedenti di polizia, tra cui i fratelli Giovanni e  Domenico Schinaia, Giuseppe Carriero (sorvegliato speciale di P.S. con obbligo di soggiorno), Giovanni Piccione e  Francesco Scarcia.
Le intercettazioni, gli interrogatori delle persone informate sui fatti, come gli acquirenti, ed i sequestri di sostanza stupefacente, hanno fatto emergere l’esistenza di una lucrosa attività di spaccio di hashish, marijuana, cocaina ed eroina, con epicentro a Palagiano.
Con l’arresto di Roberto Petruzzelli, avvenuto il 28/12/2015, la gestione dell’attività illecita passava nelle mani della sua convivente Dalila Favale che, come hanno dimostrato significative intercettazioni, aveva direttamente stabilito contatti con il fornitore Cristian Goffredo.
Dopo l'arresto del Petruzzelli, inoltre, la struttura iniziale si ripartiva in due gruppi autonomi: il primo, con a capo la Favale, alle cui dipendenze vi erano Francesco Scarcia e Giuseppe Carriero, con canale di fornitura Goffredo. Il secondo, organizzato da  Agostino Petruzzelli, in cui operavano  Giovanni Schinaia,  Domenico Schinaia,  Domenico Piccione, mentre il fornitore era il tarantino Angelo Pascali.
L’attività di spaccio di stupefacente, gestita con sensibilità “imprenditoriale” dai fratelli Petruzzelli e dalla Favale, prevedeva una ben definita suddivisione dei ruoli e delle competenze, con precisi tariffari per la cessione a terzi, specifici luoghi ove confezionare lo stupefacente destinato allo spaccio al minuto, come un box in uso al nonno della Favale (estraneo ai fatti) o le abitazioni della stessa e dei fratelli Petruzzelli.
Dall’attività tecnica è emerso, inoltre, che gli indagati facevano ricorso a frasi allusive per avanzare richieste di stupefacente o indicare il materiale atto al confezionamento dello stesso (“CD", "DVX", “DVD”,  “bilancia perché mi devo pesare”, “mi aiuti”, “sto a piedi”, “ti devo pagare le olive”, “la moto bianca”, “i giocattoli", “il marrone”), ovvero a termini convenzionali riferibili al tipo di droghe, come ad esempio il “servizio” o “la bianca" per indicare la cocaina o “le panette”, il “fumo ” e “Wan Chai”, riferibili all'hashish.
Tra gli indagati vi è anche il già latitante Leonardo Accattatis - ricercato perché colpito da un ordine di esecuzione emesso dal Tribunale di Taranto, dovendo espiare una pena di 4 anni e 10 mesi di reclusione per detenzione di sostanze stupefacenti, evasione, reati contro il patrimonio e violazioni alla Sorveglianza Speciale - che acquistava lo stupefacente da Roberto Petruzzelli per il tramite di Giovanni Schinaia, che in questa circostanza aveva il ruolo di corriere e di autista, in quanto aveva prelevato l’Accattatis da un punto d’incontro per accompagnarlo presso l’abitazione del Petruzzelli, dove avveniva la compravendita di stupefacente. Il 17/12/2015 Accattatis, individuato ed arrestato dal N.O.R. Carabinieri di Massafra a Ceglie Messapica (BR), fu trovato in possesso di stupefacente, bilancino ed altri strumenti atti al taglio e confezionamento.
A carico di alcuni indagati dell’operazione “Wan Chai” sono emersi anche indizi di detenzione di armi da fuoco: Giovanni Schinaia risultava detenere illegalmente quattro pistole e relative munizioni, che aveva spavaldamente mostrato ad una sua conoscente, minacciandola poi di tacere su quanto aveva appena visto. Anche a carico dei fratelli Petruzzelli emergevano indizi di disponibilità di armi, fa cui una pistola calibro 9 con relativo munizionamento.
Nel corso delle perquisizioni eseguite nella mattinata odierna, a casa della Favale sono stati recuperati e sequestrati 2 colpi calibro 7,65 illegalmente detenuti.
Il termine “Wan Chai”, che ha dato nome all’operazione, è il nome di un distretto della città di Hong Kong, ed è un’espressione criptica adoperata dagli indagati per indicare un tipo di hashish da loro commercializzato.
Gli arrestati:
 
In carcere: ACCATTATIS LEONARDO, nato a Milano il 04/01/1986, residente a Ceglie Messapica (BR), attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Brindisi - perché colpito da un ordine di esecuzione emesso dal Tribunale di Taranto dovendo scontare anni 4 e 10 mesi di reclusione per detenzione di sostanze stupefacenti, evasione, reati contro il patrimonio e violazioni alla sorveglianza speciale – pregiudicato; CARRIERO GIUSEPPE, nato a Mottola il 13/7/1982, con precedenti di polizia, residente a Palagiano; FAVALE DALILA, nata a Taranto il 03/02/1989, attualmente sottoposta alla Sorveglianza Speciale, con precedenti di polizia, residente a Palagiano; GOFFREDO CRISTIAN, nato a Mottola il 03.04.1982, con precedenti di polizia, residente a Palagiano; PASCALI ANGELO, nato a Taranto il 04/12/1971, con precedenti di polizia, residente a Taranto; PETRUZZELLI AGOSTINO, nato a Taranto il 05/05/1981, attualmente sottoposto alla Sorveglianza Speciale con obbligo di soggiorno, pregiudicato, residente a Palagiano; PETRUZZELLI ROBERTO, nato a Massafra il 06/03/1987, residente a Palagiano, attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Potenza, e seguito di provvedimento del Tribunale di Taranto – Ufficio Sorveglianza – di sostituzione detenzione domiciliare con quella in carcere a seguito di reiterate violazioni, pregiudicato; SCARCIA FRANCESCO, nato a Taranto il 09/10/1972, residente a Palagiano con precedenti di polizia; SCHINAIA GIOVANNI, nato a Bari il 13.12.1986, residente a Massafra con precedenti di polizia.
 
Agli arresti domiciliari: PICCIONE GIOVANNI, nato a Mottola il 12/02/1997, residente a Palagiano con precedenti di polizia, già sottoposto agli arresti domiciliari; SCHINAIA DOMENICO, nato a Bari il 02.10.1996, residente a Palagiano, con precedenti di polizia, già sottoposto agli arresti domiciliari. 
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