Ilva, congelato il negoziato: è scontro tra il ministro Calenda e il sindaco Melucci

mercoledì 29 novembre 2017

Il ministro annuncia di voler aspettare la decisione del Tar sull’impugnativa del governatore Emiliano. Il sindaco rilancia: “Se l'investitore è serio deciderà di puntare comunque su Taranto”. 

“Ho deciso che congeleremo il negoziato sull' Ilva aspettando la decisione del Tar di Lecce sull'impugnativa del governatore della regione Puglia, Emiliano, e del Comune di Taranto”. Così il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, durante l'assemblea della Cgil sull'acciaio. “Sono inutili i tavoli finché non è chiara la situazione. Se il Tar di Lecce accoglie l'impugnativa, l'amministrazione straordinaria dovrà procedere allo spegnimento dell'Ilva. I commissari saranno obbligati a iniziare il processo di spegnimento degli impianti dell' Ilva. Questo metterà in discussione tutta la riqualificazione e il rilancio del siderurgico di Taranto”. Si inasprisce il dibattito sull’Ilva di Taranto e il braccio di ferro continua. A fronte della decisione del Governatore di Puglia Michele Emiliano di impugnare il Decreto della presidenza del Consiglio dei ministri del 29 settembre scorso che ha modificato il Piano Ambientale dell’Ilva di Taranto, Calenda risponde congelando il piano e sottolineando il rischio economico: “Ci sono in ballo 5,3 miliardi di euro e io non saprei quando è mai stato fatto un investimento simile nel Sud Italia. Ora c'è il rischio che l'investitore possa pensare di ritirare gli investimenti e scappare a gambe levate. Per questo è inutile andare avanti nella trattativa se non si chiarisce il quadro. Emiliano ha detto che i bambini di Taranto gli chiedono di impugnare il dpcm, invece io penso che i bambini di Taranto ci chiedono di coprire i parchi, di fare gli investimenti”. Per poi concludere: “Qui c'è una campagna elettorale sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini”.

“Avevo allertato ministri e viceministri, anche quelli pronti a ricandidarsi a marzo in Puglia, che con Taranto non si poteva scherzare più” affonda invece il primo cittadino di Taranto Rinaldo Melucci, in scontro aperto con la posizione assunta dal ministro Calenda. “Ma nulla, abituati come sono a parlare per slogan e a non dare seguito formale alle parole, mi hanno considerato loro simile. Eppure ero stato chiaro. Avevo chiesto un tavolo esclusivo per Taranto e mi hanno invitato insieme a una quarantina di altri enti. E ho educatamente declinato l’invito. Non disertato. Con una lettera inequivocabile e sentita dall'intera comunità che mi onoro di guidare: le parole sono importanti per chi, come me, dà ad esse ancora un significato di verità e valore. Prendo atto che questo governo a scadenza non dimostra di tenere ad intessere rapporti costruttivi con Taranto. Sanno evidentemente che a breve non ricopriranno più quei ruoli e si prendono delle libertà che altrimenti non si prenderebbero. Nessun governo della civile Europa si permetterebbe di rivolgersi così al sindaco di una città martoriata, di mettere le questioni economico-occupazionali dinnanzi a quelle della salute e dell’ambiente. Mi rammarica constatare solo che si tratti di un governo di centrosinistra, del mio partito. Quanto questo governo abbia ormai tradito gli ideali del centrosinistra lo lascio giudicare ai politologi e ai cittadini”.

“Spiacente, queste sono battaglie che non possono tenere conto di una corrente o di una tessera di partito” replica rincarando la dose. “Anche di un certo modo di fare sindacato. Taranto non si fa ricattare più. Impugnare un Dpcm immorale mette a rischio la vendita di Ilva? Pazienza. Benvenuti in Europa, terzo millennio. Vuol dire che l'acquirente non era così convinto della più impegnativa operazione di riqualificazione industriale della storia del nostro Paese. Vuol dire che il fragile piano industriale non conteneva una grande prospettiva temporale. Vuol dire che occorreva soltanto un pretesto a tutti per sfuggire da una pessima procedura. Cosa meglio di un capro espiatorio tarantino? Film già visto, governo poco creativo. Se al contrario, come io credo ancora, l'investitore è serio e deciderà di puntare comunque su Taranto, senza farsi condurre fuori strada da governo e commissari, si comprenderà che è la città di Taranto il principale interlocutore, l'unico che può a ragione porre la parola fine alla vicenda, in un modo o nell'altro, e senza che vengano tralasciate alcune delle variabili poste oggi dai tarantini”.

“Venga a Taranto a parlare di miliardi di progetti, il ministro Calenda” aggiunge Melucci. “Venga qui il viceministro Bellanova a dirlo alle associazioni di cittadini e genitori tarantini che devono attendere il 2023 prima che si valuti quanto e come si ammalano irrimediabilmente. Vengano i commissari a spiegare in piazza alle nostre imprese che in quei miliardi non si trova il becco di un quattrino per l'indotto, mentre imprese lombarde e liguri ancora lucrano in questo momento in uno stabilimento moribondo. Che guardino negli occhi orfani, malati e lavoratori tarantini e dicano che l'acquisizione è a rischio, se per caso il sindaco o il governatore si azzardano a scandalizzarsi davanti ai fiumi rossi della città nei giorni di pioggia. No, nessun ministro verrà qui a fare questo. Io i miei concittadini voglio incontrarli per le vie e voglio poterli abbracciare senza vergogna, per questo vado avanti, in tutte le sedi opportune. Lo scorso 29 giugno ho giurato sulla costituzione, per difendere diritti inalienabili, non devo fedeltà cieca a nessun partito. Rispondo ai cittadini, e ripeto: nessuno può ricattare me e Taranto. Nessuno”.

E a schierarsi accanto al primo cittadino anche il sindacato di base, Usb: "Come USB abbiamo denunciato più volte l'inadeguatezza del Piano ambientale presentato dall'acquirente del gruppo Ilva Arcelormittal” spiega Sergio Bellavita, USB nazionale.
“Occorre rivedere tempi e opere per l'ambientalizzazione dello stabilimento e la bonifica del territorio. E dovrebbe essere arricchito della valutazione del piano sanitario obbligatorio o vincolante, oltre all’impegno dell’applicazione delle migliori tecnologie sul mercato non escludendo la possibilità di produrre acciaio con un’impiantistica diversa. Per queste ragioni consideriamo positivo il ricorso presentato dal Comune di Taranto e dalla regione Puglia contro il decreto che approva tale piano. Crediamo che prima di ogni interesse economico debba prevalere il diritto alla salute ed alla sicurezza dei lavoratori e del territorio. Oggi più che mai è necessario, come peraltro chiediamo da tempo inascoltati, aprire il tavolo al comune di Taranto ed alla regione Puglia”.
“Quando si parla di Ilva si parla di Taranto, una città che da troppo tempo sta soffrendo” aggiunge Francesco Rizzo, coordinatore provinciale USB Taranto. “L’unica soluzione è quella di coinvolgere gli Enti locali sulle decisioni che ricadranno su tutti i cittadini. L’allarmismo ingiustificato creato dalle dichiarazioni del Governo creano ancora più tensione e ansia nella nostra città. Sia ben chiaro che non permetteremo a nessuno di scaricare le responsabilità sul primo cittadino o sul presidente della regione. Sappiamo bene di chi sono le colpe”.

 

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